Carissimi amici,
l’altro giorno dicevo ad alcuni amici in Brasile, nel nostro consueto incontro con gli Zerbini, Julian, etc. che l’unica "cosa prevista nella mia vita è l’imprevisto" e questo mi rende come le sentinelle d’Assisi della canzone.
L’origine della drammaticità che, per pura grazia, caratterizza la mia vita consiste proprio in questo durante le 24 ore del giorno che "l’unica cosa prevista è l’imprevisto" che da sempre è il modo con cui mi tiene sveglio. E il luogo dove questo accade ad ogni istante è la realtà. È lei a indicarmi il cammino instante per instante… e lascio a voi immaginare come lei mi "organizza" il tempo o come mette la mia libertà in condizione di dire sempre sì.
L’altro giorno a un amico che aveva dei dubbi su Gesù gli dicevo che il problema non era Gesù, ma le riserve che lui aveva sulla realtà. Quando san Paolo dice che la realtà è il corpo di Cristo chiarisce questo problema in modo particolare. Non dice "il corpo di Cristo è la realtà" perché se fosse così io sarei vittima delle mie immagini di Cristo con tutte le conseguenze che ognuno di noi vede in sé stesso. Mentre se la realtà è il corpo di Cristo, è impossibile ridurre Cristo a una mia immagine perché la realtà (res latino) è un dato preciso ineludibile. Se parto da Cristo quando la sveglia suona la spengo, se parto da ciò che la sveglia mi richiama sì o sì per saltare fuori dal letto devo gridare "io sono Tu che mi fai".
Nella clinica in ogni ambiente c’è una bellissima foto con la frase "la realtà è il corpo di Cristo" e poi ci sono tante piccole foto abbracciate da un grande albero pieno di fiori. Le piccole foto sono di una donna che pulisce il pavimento, di un uomo che chiude la porta accompagnandola e non sbattendola, un water del bagno, una scarpa, un altare con il prete che celebra la messa e un letto ben ordinato.
Uno ci sbatte il naso e sì o sì deve decidere: o stare davanti alla realtà con la coscienza che tutto ciò è dentro il Mistero che lo fa o scappare nelle immagini che ha di Cristo che gli permettono di fregarsi di tutto con le conseguenze che possiamo immaginare.
Per questo è stato commovente quando l’agnostico ebreo, Rubin, il giornalista più famoso e intelligente del Paraguay è venuto a visitare la clinica facendo un ora di servizio televisivo in diretta, alla fine ha detto:
"Se ciò che ho visto è Dio allora ci posso credere anch’io".
Amici, Celeste,la bambina portata qui per essere sepolta non è più nella clinica, è nella casita di Betlemme assieme ai miei bambini. È felice e capricciosa. Guardatela… è proprio Lazzaro, l’amico di Gesù, resuscitato. Dieci dei miei bambini, alcuni vittima di violenze sessuali, hanno fatto la prima confessione. Erano felici.
Più di qualcuno piangeva pensando alla misericordia, all’amore di Gesù.
Con affetto,
Padre Aldo Trento
Scuola di comunità
SdC Adulti: questa settimana nei gruppetti sulla Sintesi delle Internazionali pp. 27-32; prossima settimana riprende il lavoro su Si può vivere così? pp. 271-277 (Cap.VI: La Fiducia Il Percorso dalla fede alla fiducia: Fede – Obbedienza – Povertà).
G.S.: Scuola di Comunità nei gruppetti secondo il seguente calendario: Soardo giovedì 12 novembre; Rita lunedì 16 novembre; Carlo giovedì 12 novembre. Si ricorda di raccogliere le iscrizioni alla SdC.
Avvisi
S. MESSA: martedì prossimo 17 novembre la messa sarà celebrata da don Gabriele Foti e don Gabriele Azzalin della Fraternità San Carlo Borromeo.
RITIRO DI AVVENTO DELLA FRATERNITÀ: sarà domenica 22 novembre. Ritrovo alle ore 15.15 e inizio alle 15.30, presso la Chiesa della parrocchia della Madonna della Fraternità (parrocchia di p. Andrea - via Ombrone, n. 5).
ISCRIZIONI SDC: proseguono le iscrizioni alla Scuola di Comunità: adulti € 20; CLU € 10; G.S. € 5. Si pregano i responsabili dei gruppetti di tenere ben presente che il termine delle iscrizioni è martedì 24 novembre.
LIBRO DEL MESE: (novembre): C. Péguy, Lui è qui. Pagine scelte a cura di D. Rondoni e F. Crescini, BUR Rizzoli (€ 12,50).
G.S.: Studio insieme domenica 15/11 presso Parrocchia Madonna della Fraternità: ore 13 pranzo al sacco, dalle 14 alle 18 studio.
G.S.: Vacanze invernali in Abruzzo dal 27 al 30 dicembre.
STUDENT POINT: organizza un corso “Proviamo a scrivere meglio” per ragazzi di III media e biennio-Superiori tenuto da Sandro Bettini martedì 17, 24/11 e 1/12 presso le Scuole medie Stimate dalle 14 alle 15.15.
DIESSE VENETO: venerdì 13/11 dalle 9.30 alle 17.30 si terrà all’Exposcuola Padova Fiere il Convegno dal titolo “Costruire la comunità tecnico-professionale: insegnanti che insegnano, insegnanti che educano”, con la presenza di Donazzan, Palumbo, Cominelli, on. Aprea e Failla. Per chi vuole andare in treno ritrovo c/o Stazione Porta Nuova ore 8.45 (rif. Maria Villa).
DIESSE VERONA: la 2° lezione del corso “Percorsi didattici alla luce de La coscienza religiosa dll’uomo moderno” dal titolo “L’uomo come Prometeo nella storia e nella filosofia” si terrà venerdì 20/11 alle 16.45 presso l’aula multimediale dell’Istituto alle Stimate.
FAMIGLIE PER L’ACCOGLIENZA GENITORI ANZIANI: Incontro il 20 novembre ore 21 presso la sede. Tema: “I miei genitori invecchiano e si ammalano. La vita si complica per l’anziano e per i figli”. Rif. Sonia Rigoni.
RIVELA-MOSTRE: “Non muoio neanche se mi ammazzano. L’avventura umana di Guareschi” a Cerea dal 6 all’15 novembre (aperta solo sabato e domenica con orario continuato: 10.00-23.00 e 10.00-21.30). Ulteriori informazioni sul sito www.rivela.org.
CENA RIVELA 2009: la tradizionale cena annuale aperta a tutti si terrà sabato 12 dicembre a S. Vito al Mantico. Saranno con noi alcuni amici del movimento delle Marche, che inizieranno l’esperienza di Rivela, e alcuni dirigenti del Meeting di Rimini. Iscrizioni a Daniela Franceschini.
CENTRO CULTURALE SANT’ADALBERTO: 1) lunedì 23 Novembre alle 21 presso il Centro Culturale Marani a Borgo Trento (vic. Ospedale) in collaborazione con Fede&Cultura: “La crisi economica mondiale alla luce dell’Enciclica Caritas in Veritate” con Massimo Introvigne; 2) il Centro Sant’Adalberto invita tutti ad un incontro Venerdì 4 Dicembre alle 20.45 presso l’Auditorium Verdi della Fiera di Verona. Interverranno Margherita Coletta e la giornalista Lucia Belaspiga, autrici del libro “Il seme di Nasiriyah dal dolore alla speranza”. Locandine e inviti disponibili in fondo alla chiesa.
BANCO ALIMENTARE: La giornata della Colletta Alimentare si terrà il 28 novembre. Per dare la disponibilità come volontari chiamare Brunelli Michela (ore serali); per mettere a disposizione furgoni per i trasporti chiamare Paolo Tosi.
"La confusione e lo smarrimento, in questo tempo di crisi, sembrano diventati lo stato d'animo più diffuso tra la gente. Imbattersi, però, in volti lieti e grati, per la sorpresa di essere voluti bene, scatena un desiderio e un interesse che trascinano fuori dal cinismo e dalla disperazione.
Per questo anche quest'anno proponiamo di partecipare alla Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, perché anche un solo gesto di carità cristiana, come condividere la spesa con i più poveri, introduce nella società un soggetto nuovo, capace di vera solidarietà e condivisione del destino dei nostri fratelli uomini".
FONDAZIONE AVSI: 1) dal 28.11 al 6.12 verrà allestita la mostra “AVSI: lo sviluppo ha un volto” presso il centro Commerciale Verona UNO (Galassia) di S.Giovanni Lupatoto. Chiediamo la disponibilità a condividere questa esperienza. 2) Campagna Tende 2009-2010 “Crisi e sviluppo: la persona fa la differenza” Il tema dello sviluppo dei popoli è legato intimamente a quello dello sviluppo di ogni singolo uomo: La persona umana per sua natura è dinamicamente protesa al proprio sviluppo. (Caritas in Veritate, n. 68). Eventi: Natale di solidarietà, Mostra di lavori artigianali a sostegno dei progetti AVSI nel mondo, sabato 28/11 dalle 15 alle 19 e domenica 29/11 dalle 10 alle 19.30 presso “Villa Arvedi” – Grezzana Verona. 3) Mercoledì 11 novembre alle ore 20.45 presso la sede AVSI in viale A. Palladio 16 Verona ci sarà la presentazione dei Progetti 2009-2010 sono invitati tutti coloro che organizzano eventi ( banchetti o altro). Confermare la presenza a Italo o alla Segreteria AVSI 045 566114. Tutte le iniziative devono essere concordate con la Segreteria AVSI 045-566114 – fax 045-8109948, e-mail avsi.verona@avsi.org o Italo
Segnalazioni
È nata ANNA PIPPA figlia di Giancarlo e Tecla.
Sabato 14/11 alle ore 10.15 su RAI2 nella trasmissione “Sulle vie di Damasco” programma sull’ “Attività del Banco Alimentare del Veneto”.
CRESIMA di ILARIA SPADA e MARIANNA ZAMBELLI domenica 22/11 ore 16 presso la parrocchia di S. Maria Assunta in Golosine.
CD “InCanto”: sono disponibili delle copie del disco del trio “InCanto” (nel quale canta Cosimo Panozzo) presentato durante la vacanza di St.Moritz.
Il CLU cerca una libreria e un armadio (armadio max 2,20 m lunghezza) per l’appartamento femminile (Rif. Giulia De Guidi).
Se guardo a ciò che ho vissuto, non ho dubbi: il prete è un uomo scelto da Dio in mezzo agli altri uomini per essere strumento della sua misericordia verso di loro. In questo modo il Padre lo rende partecipe della vita stessa di Gesù. Lungo un itinerario che durerà tutta la vita del sacerdote, egli poco a poco accoglie in sé le dimensioni stesse del cuore di Cristo, i suoi pensieri, la sua sete missionaria.
Per questo accetta di non avere più un tempo proprio da plasmare a suo piacimento, beni da usare come vuole, affetti da cui essere interamente determinato. Eppure il prete non è un uomo fuori dal mondo, non è un essere insensibile, peggio ancora un uomo senza sentimenti. Al contrario, è dominato da una passione che lo rende partecipe di tutto, curioso di tutto, attento a tutto quanto accade nel mondo a lui vicino e in quello lontano. Ha tutto ciò che gli serve per essere un uomo vero, compiuto.
Perché e come il sacerdote è segno della misericordia? Innanzitutto perché ha ricevuto da Gesù il potere di perdonare i peccati, di rendere presente il corpo e il sangue di Cristo. Questa è la via maestra che Dio percorre per salvare l’uomo, la via aperta dalla croce.
Gesù è venuto a cercare coloro che si erano perduti. Il sacerdote, come lui, non deve aspettare gli uomini in chiesa, come se avesse il diritto di attendere che gli altri andassero a lui. Deve invece entrare in tutti gli ambienti in cui vivono i suoi contemporanei. Paradossalmente, la Chiesa in passato era più presente nei contesti di vita di quanto accada ai tempi nostri. Più presente negli ospedali, nelle scuole, fra i giovani. Oggi si va affermando una concezione privata della fede, come a dire: ‘Il mondo appartiene all’uomo, le sacrestie a Dio’. Certo, quest’opera di presenza spetta innanzitutto ai fedeli laici. Rimane il fatto che il prete è mandato da Gesù a tutti gli uomini del mondo, in qualunque situazione si trovino a vivere. Anche i santi vanno all’inferno, aveva scritto Cesbron, riferendosi ai preti operai della Francia del ‘900. Certo, la preferenza va a coloro che hanno più bisogno, i piccoli, i poveri, i peccatori.
Coloro che sono soli, abbandonati, malati nel corpo o nello spirito, disperati, schiavi delle passioni. Sono questi i primi familiari di un prete. Ma Gesù è venuto per tutti: ha mangiato con le prostitute e i ricchi pubblicani e non ha avuto paura delle critiche dei benpensanti. Allo stesso modo, il prete deve andare da poveri e ricchi, ignoranti e colti, diseredati e potenti.
Dove troverà il coraggio, la forza spirituale per andare sempre di nuovo verso l’uomo?
Dove troverà l’energia per piegarsi di continuo su nuove ferite, senza cadere in una stanchezza infinita o, peggio, in una delusione dell’animo che può portare allo scoraggiamento e infine allo scandalo?
Soltanto nella certezza di essere uno a cui è stata usata misericordia. A cui viene continuamente usata.
La mitezza, l’umiltà, la povertà dello spirito sono le parole che Gesù ha adoperato per esprimere il paradosso del coraggio di chi lo segue. E san Paolo parla di forza e debolezza: è quando sono debole che trovo la forza dentro di me (cfr. 2Cor 12, 10).
L’umiltà è una delle strade fondamentali della vita sacerdotale. La parola deriva da humus
che, in latino, è la terra. L’umiltà dunque è una considerazione obiettiva dei propri doni e dei propri limiti, è saper attribuire a Dio la fonte vera dei primi e riconoscere serenamente i secondi, è non cedere all’orgoglio e alla superbia. È un lungo cammino, sempre da riprendere. È il cammino che ci identifica all’animo di Gesù. Lui non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, anzi, si fece umile fino ad assumere la nostra carne (cfr. Fil 2, 6-8).
Un abisso di umiltà che possiamo sfiorare solo da molto lontano.
L’umiltà non ha dunque nulla a che vedere con una falsa affettazione, con il misconoscimento dei propri doni: all’opposto, è una virtù molto virile, realistica e pacificante.
Così come l’umiltà, anche la santità realizza un grande equilibrio. È vero, c’è nella santità sempre qualcosa di folle, di esagerato per le nostre povere categorie. I santi sono tutto meno che dei borghesi, abituati a vivere in un alone di bontà e pacatezza. Ma è vero che la santità cristiana, anche in casi eccezionali come quello di san Francesco, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta, si colora sempre di quotidianità. Da quando Dio si è fatto uomo, il nostro rapporto con lui si decide tutto nei particolari, spesso trascurabili agli occhi umani. La vita si decide tutta nella grandezza con cui viviamo ciò che è piccolo. Santità è fare ciò che Dio mi sta chiedendo in questo momento. Per il sacerdote, è attendere al proprio ministero. Age quod agis , dicevano i Romani. «Imitate ciò che avete tra le mani», dice il Pontificale romano , parlando dell’Eucaristia. Il sacerdote ha nel suo ministero tutte le strade necessarie per la sua santità, cioè per la sua realizzazione.
Al tempo stesso, deve ricordare che non basta compiere le azioni che gli sono comandate o richieste. Occorre entrare nello Spirito di chi ce le ha comandate.
La vita sacerdotale, apostolica, è certamente una vita attiva. Ma non ci salverà il nostro fare, se la contemplazione, il silenzio, la preghiera, la scoperta progressiva e continua della volontà di Dio non sono l’anima che dà la forma alla nostra azione.
Per potersi lanciare nel mondo, il prete ha una necessità dura e profonda, dolce e misteriosa, come una fame o una sete: radicarsi in Dio. Tale radicamento nasce dalla certezza che non si è preti per volontà propria. Nessuno può diventare prete solo perché lo vuole. Lo si diventa perché si è chiamati. E perché tale vocazione è stata a lungo vagliata dalla Chiesa, e infine positivamente valutata.
Tutto ciò determina nella vita del sacerdote un desiderio fondamentale: l’obbedienza.
L’obbedienza non consiste assolutamente nello scaricare su altri la responsabilità delle proprie azioni, non è una diminuzione della libertà o una volontà alienata in quella di un altro. Nasce piuttosto dalla consapevolezza che vivere è partecipare a un disegno che ci precede, aderire a una vita che ci è stata regalata, entrare in una storia di cui dobbiamo essere innanzitutto servitori, se vogliamo infine regnare. I medievali dicevano: servire Deo, regnare est . Il problema più grave del post-Concilio è stato lo smarrimento del senso dell’obbedienza. Non se ne capiva più la ragione. Anzi, era percepita come nemica. L’obbedienza non è una virtù, aveva scritto don Milani. Aveva ragione a mettere in luce che l’obbedienza è poco o tanto impossibile se non vive dentro una comunione. Di ideali, di progetti, di sacrifici. La comunione che è Dio, il quale manda nel mondo suo Figlio, che a sua volta invia gli apostoli. Senza obbedienza non c’è più la Chiesa. Al massimo, un insieme di buone intenzioni.
Oggi, anche da parte di molti sacerdoti, l’obbedienza è sentita come una virtù negativa, come una diminuzione della propria personalità. Occorre invece entrare in un’altra visone delle cose. Attraverso l’obbedienza, io partecipo di tutta la storia della Chiesa, entro in rapporto con coloro che mi hanno preceduto, partecipo della loro saggezza. Ma soprattutto riconosco di essere parte di un popolo più grande di me, guidato da Dio attraverso coloro che lui ha scelto.
Innanzitutto Pietro e i suoi successori, e i vescovi con lui.
Durante gli anni Sessanta e Settanta sentivo parlare molto spesso di servizio all’interno della Chiesa. Questa parola mi era diventata antipatica: mi infastidiva la sua deriva sociologica. A poco a poco, negli anni successivi, l’ho riscoperta. Oggi, ammaestrato da sant’Agostino, trovo che essa esprima molto bene l’identità sacerdotale, sia in relazione a Cristo che alla Chiesa. Anzi, la parola ‘servo’ ci fa entrare nella realtà stessa della Trinità, nella relatività di Cristo al Padre.
«Se il sacerdote viene definito come il servo di Gesù Cristo, ciò significa che la sua esistenza è determinata essenzialmente come relazionale. [...] Egli è servitore di Cristo, per essere, a partire da lui, con lui e per lui, servitore degli uomini».
Come Cristo ha vissuto tutta la propria esistenza in rapporto al Padre, allo stesso modo il sacerdote non appartiene a se stesso, non può disporre di sé. La sua vita è il tramite di un’iniziativa che viene da un altro.
È catturato da Cristo per un compito che Egli vuole affidargli .
L’appartenenza dei sacerdoti a Cristo dice che essi sono suoi servi, chiamati a dare qualcosa che non potrebbero mai donare in virtù di se stessi. Ciò che i sacerdoti donano non viene da loro: né le parole che dicono, né gli atti che compiono, né ciò che quelle parole e quegli atti significano e realizzano.
Attraverso il sacerdote, è Cristo che parla e agisce.
L’espressione di Cristo «servi inutili» (Lc 17, 10) è molto eloquente. Si è un servo inutile non perché non è importante quel che si fa, ma perché la ragione del servire non è in ciò che si fa, ma è nella disponibilità all’altro. Il sacerdote è un servo inutile in quanto chiamato a fare dono di tutto il suo essere a Colui da cui lo riceve.
Così diventa servitore del popolo cristiano.
Gesù non vuole che il popolo radunato intorno a lui rimanga senza un rapporto costante con sé, privo dei suoi doni. Perciò egli affida ai sacerdoti il compito di partecipare al ministero attraverso cui egli crea, conduce ed educa il suo popolo.
Come Cristo ha dato e dà la vita per i suoi, allo stesso modo chiede a ogni sacerdote di donare se stesso per la Chiesa. È in questo modo che il prete può realizzarsi e trovare la propria felicità.
Massimo Camisasca
(fondatore della Fraternità sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo)
Tratto dal quotidiano "Avvenire" del 04 novembre 2009 pagina 4
Scuola di comunità
SdC Adulti: questa settimana nei gruppetti sulla Sintesi delle Internazionali pp. 22-27; prossima settimana sempre nei gruppetti sulle pp. 27-32.
G.S.: Scuola di Comunità giovedì 5 novembre in sede. Si lavorerà su questa domanda: “Dopo un mese e mezzo di studio tra delusioni, difficoltà, soddisfazioni, derisioni, che cosa desidero e cerco?” Ore 13.30 pranzo insieme – ore 14.30
SdC. La presenza al pranzo va confermata telefonando ad Albena. Si raccoglieranno le iscrizioni alla SdC (€ 5).
G.S. Caritativa: sabato 7/11: ex Chievo ore 15.30 presso la Parrocchia Madonna della Fraternità; Filippini ore 15.30
Avvisi
RITIRO DI AVVENTO DELLA FRATERNITÀ: sarà domenica 22 novembre. Ritrovo alle ore 15.15 e inizio alle 15.30, presso la Chiesa della parrocchia della Madonna della Fraternità (parrocchia di p. Andrea - via Ombrone, n. 5)
ISCRIZIONI SDC: proseguono le iscrizioni alla Scuola di Comunità: adulti € 20; CLU € 10; G.S. € 5. Si pregano i responsabili dei gruppetti di tenere ben presente che il termine delle iscrizioni è martedì 24/11.
E’ possibile consegnare i moduli d’iscrizione o iscriversi mercoledì 4/11 prima o dopo il collegamento di SdC.
LIBRO DEL MESE: (settembre/ottobre): Qui e ora (1984-1985), di L. Giussani (serie L’Equipe – IV vol. Ed. BUR, € 12).
DIRETTA SDC d.Carròn: è possibile seguire in diretta la Sdc tenuta a Milano da don Carròn mercoledì 4 novembre presso l’Istituto S.Zeno – con inizio alle ore 21.30. Chi partecipa deve versare all’ingresso la quota di € 2 come contributo per le spese di collegamento e di affitto sala. Si raccomanda la puntualità.
G.S.: Domenica insieme 15 novembre, ritrovo alle ore 13 con pranzo al sacco, dalle 14 alle 18 studio insieme presso Parrocchia Madonna della Fraternità.
CDO VERONA: organizza una Cena Siciliana con testimonianza di Sebastiano Benenati (quello del vino di Alcamo) venerdì 6 novembre ore 19.30 Sala Parrocchiale di La Rizza di Castel d’Azzano. Inf. e iscrizioni alla segreteria CdO (045 8104420 o www.cdoverona.it)
FAMIGLIE PER L’ACCOGLIENZA GENITORI ANZIANI: Incontro il 20 novembre ore 21 presso la sede. Tema: “I miei genitori invecchiano e si ammalano. La vita si complica per l’anziano e per i figli”. Rif. Sonia Rigoni.
STUDENT POINT: organizza un corso “Proviamo a scrivere meglio” per ragazzi di III media e biennio-Superiori tenuto da Sandro Bettini martedì 10, 17, 24/11 e 1/12 presso le Scuole medie Stimate dalle 14 alle 15.15.
DIESSE VENETO: venerdì 13/11 dalle 9.30 alle 17.30 si terrà all’Exposcuola Padova Fiere il Convegno dal titolo “Costruire la comunità tecnico-professionale: insegnanti che insegnano, insegnanti che educano”, con la presenza di Donazzan, Palumbo, Cominelli, on. Aprea e Failla. Per chi vuole andare in treno ritrovo c/o Stazione Porta Nuova ore 8.45 (rif. Maria Villa).
RIVELA-MOSTRE: “Non muoio neanche se mi ammazzano. L’avventura umana di Guareschi” a Cerea dal 6 all’11 novembre. Orari e visite guidate sul sito www.rivela.org.
BANCO ALIMENTARE: La giornata della Colletta Alimentare si terrà il 28 novembre. Per dare la disponibilità come volontari chiamare Brunelli Michela (ore serali); per mettere a disposizione furgoni per i trasporti chiamare Paolo Tosi.
Chiediamo inoltre disponibilità a coinvolgersi come capo équipe (responsabili dei supermercati), visto che il numero dei supermercati aumenterà sicuramente.
"La confusione e lo smarrimento, in questo tempo di crisi, sembrano diventati lo stato d'animo più diffuso tra la gente. Imbattersi, però, in volti lieti e grati, per la sorpresa di essere voluti bene, scatena un desiderio e un interesse che trascinano fuori dal cinismo e dalla disperazione.
Per questo anche quest'anno proponiamo di partecipare alla Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, perché anche un solo gesto di carità cristiana, come condividere la spesa con i più poveri, introduce nella società un soggetto nuovo, capace di vera solidarietà e condivisione del destino dei nostri fratelli uomini".
FONDAZIONE AVSI: 1) dal 28.11 al 6.12 verrà allestita la mostra “AVSI: lo sviluppo ha un volto” presso il centro Commerciale Verona UNO (Galassia) di S. Giovanni Lupatoto. Chiediamo la disponibilità a condividere questa esperienza. 2) Campagna Tende 2009-2010 “Crisi e sviluppo: la persona fa la differenza” Il tema dello sviluppo dei popoli è legato intimamente a quello dello sviluppo di ogni singolo uomo: La persona umana per sua natura è dinamicamente protesa al proprio sviluppo. (Caritas in Veritate, n. 68). Eventi: Natale di solidarietà, Mostra di lavori artigianali a sostegno dei progetti AVSI nel mondo, sabato 28/11 dalle 15 alle 19 e domenica 29/11 dalle 10 alle 19.30 presso “Villa Arvedi” – Grezzana Verona. 3) Mercoledì 11 novembre alle ore 20.45 presso la sede AVSI in viale A. Palladio 16 Verona ci sarà la presentazione dei Progetti 2009-2010 sono invitati tutti coloro che organizzano eventi ( banchetti o altro). Confermare la presenza a Italo o alla Segreteria AVSI 045 566114. Tutte le iniziative devono essere concordate con la Segreteria AVSI 045-566114 – fax 045-8109948, e-mail avsi.verona@avsi.org o Italo.
Segnalazioni
CD “InCanto”: sono disponibili delle copie del disco del trio “InCanto” (nel quale canta Cosimo Panozzo) presentato durante la vacanza di St.Moritz.
Il CLU cerca una libreria e un armadio (armadio max 2,20m lunghezza) per l’appartamento femminile (Rif. Giulia De Guidi).
Paola Gorla è nata nel 1972 e si è spenta lo scorso 11 ottobre. A soli quattro mesi, dopo la vaccinazione antipertosse trivalente, cade in stato vegetativo e vi resta per il resto della sua vita. Trentasette anni in cui i suoi genitori, Giorgio e Anita, la accudiscono amorevolmente costruendo anche una casa su misura per lei. Colpito da questa storia, Mario Dupuis che per 15 anni ha accudito con amore sua figlia Anna, nata cerebrolesa, ha deciso di scrivere una lettera a Matteo Renzi, sindaco di Firenze; la città che lo scorso marzo ha deciso di fregiare con la cittadinanza onoraria Beppino Englaro, padre di Eluana.
Riportiamo di seguito il testo di questa lettera.
Al Dr. Matteo Renzi
Sindaco di Firenze
Gentilissimo Sig. Sindaco,
alcune sere fa ho avuto modo di vedere sul TG1 il servizio sulla storia di due persone, i coniugi Giorgio e Anita Gorla, residenti a Fino Mornasco (Como) con la loro figlia Paola. Paola non vedeva, non parlava, non sentiva e non poteva camminare né stare seduta. Fulminata a quattro mesi dal vaccino antipertosse trivalente, giaceva in stato vegetativo dal 1972.
Encefalopatia da antigene pertossico, era stata la terribile diagnosi emessa dagli specialisti dell’ospedale di Merate (Lecco) ai quali i genitori si erano rivolti per capire che cosa avesse quella figlia che, tutto a un tratto, aveva smesso di mangiare e di comportarsi come gli altri neonati.
Mamma Anita e papà Giorgio si sono dimostrati più forti del dolore, enorme, che li aveva investiti. Si sono rimboccati le maniche e hanno letteralmente costruito una casa su misura per Paola. Siccome la ragazza non stava bene nell’appartamentino al terzo piano dove abitavano, con i risparmi di una vita di lavoro ne hanno realizzata una nuova, con l’ascensore e la piscina riscaldata per la fisioterapia.
Pochi giorni fa, una polmonite virale se l’è portata via per sempre. «Paola è morta fisicamente ma il dono della sua presenza resterà con noi», ha detto la mamma Anita che con papà Giorgio e il fratello maggiore Alessandro, oggi 39enne, hanno accudito amorevolmente Paola per 37 anni.
Io sono inevitabilmente andato con la memoria a quanto a me e a mia moglie ci è stata data la grazia di vivere con nostra figlia Anna, cerebrolesa dalla nascita, che ha vissuto 15 anni… Anche per lei nutrizione tramite PEG, aspiratore per tenere puliti naso e bocca. Ma non è questo che mi accomuna a loro: il dolore, paradossalmente, può accomunare solo per l’impotenza a starci davanti e questa impotenza fa sentire ancor di più la solitudine.
Quello che mi accomuna alla famiglia Gorla è ciò che abbiamo potuto scoprire, incontrare, attraverso la malattia, il dolore delle nostre figlie, Paola e Anna: una cosa così grande e potente da far dire alla signora Anita: «Paola ci raccontava un nuovo capitolo di una storia che noi avremmo tanto voluto continuare a scrivere ancora per molto… l’amore per Paola non è stato vano; lei è stata il nostro ossigeno e la nostra ragione di vita».
Paola, Anna sono state una strada per conoscere il mistero della vita, come è accaduto allo scrittore e filosofo francese Emmanuel Mounier con la sua figlia Françoise, «che sembra continuare la sua esistenza con dei giorni privi di storia. Il primo sforzo è stato quello di superare la psicologia della sventura. Questo miracolo che un giorno si è spezzato, questa promessa su cui si è richiusa la lieve porta di un sorriso cancellato, di uno sguardo assente, di una mano senza progetti, no, non è possibile che ciò sia casuale, accidentale. “È toccata loro una grande disgrazia”. Invece non si tratta di una grande disgrazia: siamo stati visitati da qualcuno molto grande. Così non ci siamo fatti delle prediche. Non restava che fare silenzio dinanzi a questo nuovo mistero, che poco a poco ci ha pervaso della sua gioia. Per molti mesi, avevamo augurato a Françoise di morire, se doveva rimanere così com’era. Non è sentimentalismo borghese? Che significa per lei essere disgraziata? Chi può dire che essa lo sia?».
Accettare Paola, Anna, Françoise non ci ha portato a vivere un valore astratto, accanto a una circostanza dolorosa come quella di tanti. No! Riconoscere e accettare queste creature ha voluto dire un “di più” di umanità dentro questa circostanza: è il “di più” che ho visto negli sguardi in televisione dei genitori di Paola, è il “di più” che ha fatto fare loro quella casa così accogliente per lei… con la piscina… è il “di più” di cui avranno goduto i loro amici stando con loro e Paola. È il “di più” che abbiamo visto noi e che è continuato dopo la morte di mia figlia Anna con l’esperienza della casa Edimar, dove ora abitiamo con un’altra famiglia e accogliamo - come abbiamo imparato ad accogliere Anna - i ragazzi in difficoltà familiari o sociali o scolastiche.
Così quel mistero che sembra lontano, astratto, frutto di manie religiose, si fa “toccare” attraverso questi fatti, e se uno andasse a casa dei Gorla o venisse da noi a Casa Edimar a Padova, lo potrebbe toccare con mano, qualsiasi sia la sua fede o concezione del vivere. La divisione ideologica credenti e non credenti, vita sì e vita no - che ha purtroppo inquinato la vicenda Englaro - è bruciata da questi fatti; fatti di umanità e civiltà per tutti.
Per questo, visto che il Sindaco di Firenze che l’ha preceduta ha voluto concedere la cittadinanza onoraria della città a Beppe Englaro il 30 marzo scorso, Le chiedo di concederla anche ai coniugi Gorla, in nome di questa grande umanità che ci hanno testimoniato e che è un segno per tutti.
Colgo l’occasione per augurarLe buon lavoro e salutarLa cordialmente.
Mario Dupuis
Padova, 22 ottobre 2009
Tratto da www.Ilsussidiario.net 02 novembre 2009
Dennis ha 22 anni. Orfano di entrambi i genitori, incontra il Meeting Point di Kampala. E dall'amicizia con Rose cambia tutta la sua vita. Ora frequenta l'università e sa chi è, «perché c'è chi mi ama e mi aspetta»
30.10.2009 - Quando mio padre è morto non avevo speranza. Finché non ho incontrato Rose, ero solo un bambino, non pensavo di potere andare avanti a studiare, ma lei mi ha guardato e mi ha detto: «Dennis, lo sai che hai un valore? Puoi fare ciò che vuoi!». Nemmeno mio padre mi ha mai parlato così, non mi ha mai detto che avevo un valore, che la mia vita aveva un significato.
Ogni volta che venivo promosso al livello successivo della scuola secondaria andavo da lei e le dicevo che volevo continuare a studiare, perché mi avrebbe reso felice. Lei mi chiedeva: «Davvero?». Non capivo il perché di quella domanda, ma andavo avanti a studiare. Poi le ho detto che volevo andare all’università. Tutto ciò che volevo Rose me lo dava. E mi chiedevo: chi è lei? Nemmeno mio padre mi dava queste cose... Lei non era interessata ai miei risultati, ma a me come persona. A me.
Sono stato ammesso all’università, e le ho detto che questo mi avrebbe reso veramente felice. Mi ha chiesto se credevo davvero che lì stesse la mia felicità. Le ho chiesto cosa significasse quella domanda... Lei mi ha riposto che i nostri desideri sono infiniti. Questo mi ha spalancato gli occhi! Mi ha ricordato che a ogni livello successivo della scuola le dicevo che sarei stato felice. Ora, però, sono all’università e comunque non sono veramente felice. Vorrò sempre qualcosa di più.
Adesso appartengo a una bella famiglia, sono contento di avere incontrato queste persone e non cerco altro, perché ho visto qua, in questa famiglia, Cristo all’opera, concretamente. Qui c’è sempre qualcuno che mi aspetta e che è disponibile a parlare con me! Non ho mai sperimentato una cosa simile nemmeno con i miei genitori. Quando ho incontrato Rose ho realizzato che Cristo è nelle persone. Perché incontrare qualcuno che è sempre ad aspettarti, con cui puoi parlare di tutto, in piena libertà... e non ti dice che questo è sbagliato o che quest’altro non va... sei libero di fare ciò che vuoi, lei poi ti dice come farebbe le cose.
Quando Rose mi ha invitato alla Scuola di comunità, all’inizio non capivo nulla ma non glielo dicevo. Poi le ho detto la verità e le ho chiesto di aiutarmi. Lei mi ha chiesto come mai ci avevo messo tanto a dirle che non capivo: «Ti ho detto che sono sempre disponibile per te, sentiti libero, non avere paura». Mi sono vergognato: qualcuno mi dice che è sempre disponibile per me... Ho detto al mio cuore: «Questo è davvero troppo! Mi dà del tempo e per di più lo fa sorridendo». Molti di noi che ora frequentiamo il Meeting Point avevamo una stima di noi stessi che era davvero a terra, nessuna speranza, pensavamo di non farcela. Ma lei ci ha guardati, ci ha detto che abbiamo un valore. Qualcuno che ti dice questo... era davvero troppo! Mi sono detto che qualcun altro parlava per lei, doveva per forza essere Cristo, Cristo che mi parla in questo momento. Un giorno Rose mi ha detto di essere me stesso, di vivere la mia vita e non indossare maschere, di essere libero. Non avevo bisogno che mi dicesse di essere libero: io sono già libero! Poi mi ha chiesto: «Tu sai chi sei?». Io pensavo di sapere chi sono, ma in realtà... chi sono io? So come mi chiamo, so che vado a scuola ma... a quel punto mi ha ricordato ancora di andare alla radice delle cose, di guardare in profondità dentro me stesso: «E, quando hai scoperto chi sei, torna da me». Ma non mi ha lasciato solo, mi ha preso per mano.
C’è un’altra cosa che mi colpisce nell’amicizia con zia Rose: a lei non interessa di che tribù sei. In Uganda siamo tribalisti e tutti fanno le cose solo per un ritorno economico. I miei famigliari mi hanno rifiutato, mio padre era Acholi, mia madre Runyankole, e siccome non assomiglio agli Acholi a molti di loro non piaccio. A Rose tutto questo non interessa, non vuole nemmeno sapere di che tribù sei. Dice che la cultura è il cuore, non c’entra nulla l’appartenenza tribale.
Un giorno arrivo in classe, in ritardo, il professore sta già spiegando. Interrompe la lezione e mi dice: «Hey bello, ci mostri la sua ragazza, ce la faccia conoscere ora!». Tutti gli studenti mi guardano. Gli rispondo: «Non ho una ragazza qua». «Guarda queste bellissime ragazze, possibile che non ci sia una che può renderti felice?». «Se parliamo di felicità, penso che nessuna di queste ragazze potrà mai rendermi felice». «Allora ascoltiamolo, sentiamo cosa lo rende felice». «Solo Cristo mi può rendere felice!», rispondo. Lui mi dice: «Sei giovane, non hai ancora visto il mondo! Sei forse un prete? Parli come un prete!». «No, non ho bisogno di essere un prete, ma so chi sono, so qual è il significato della mia vita. Lei insegna all’università, ma sa chi è?». Lui mi guarda e mi dice che un giovincello come me non può chiedere certe cose. «È molto facile dire che sono giovane, ma lei sa veramente chi è? Lei è qui, sta facendo un sacco di soldi...». Poi vedo l'anello al dito: «Presumo che lei sia sposato, ma è felice? Ora che è sposato, è felice? Immagino che debba essere davvero felice, ha una moglie, un ottimo lavoro...». A quel punto, prosegue con la lezione dicendomi di andare nel suo ufficio più tardi.
Pensavo volesse cacciarmi dall’università. Invece mi fa accomodare e mi chiede quanti anni ho (22), e se sto con i miei genitori. Pensa che sia tutta una montatura e vuole sapere chi mi paga le tasse scolastiche. Gli spiego che ho perso entrambi i genitori. Mi chiede se sono felice e gli dico di sì, perché ho scoperto qualcosa di grande. La presenza di Cristo. Lui guarda in basso e mi chiede quando l'ho scoperto: capisce subito che questa scoperta ha a che fare con i miei amici, e mi chiede di nuovo delle tasse. Gli dico che me le paga la zia Rose. «Ma chi è?». «Qualcuno che mi ama e ama le persone». «Ma cosa significa amare le persone? Io amo i miei studenti!». Gli rispondo che deve capire il significato vero della parola amore e cosa significa essere veramente amato. E che in Rose vedo veramente Cristo. Mi dice: «Dennis, Cristo non è qua: è in Paradiso, non hai letto la Bibbia? Siede alla destra del Padre... Non farti fregare». Gli rispondo che nessuno mi sta fregando, io so chi sono e gli chiedo di nuovo se lui sa chi è: «Non mi riferisco al suo nome o ai suoi titoli, ma al suo più profondo io». Gli dico anche di guardare nel suo cuore, perché non siamo al mondo per errore o per caso. Siamo qua per uno scopo. Lui mi dice: «Giovanotto, questo andrà bene per te». «No, questo vale per tutti, tutti dobbiamo sapere chi siamo perché non ha nulla a che vedere coi soldi o col lavoro». Alla fine, mi lascia chiedendomi di fargli avere qualche libro del don Gius...
Abbiamo parlato per quasi un’ora e mi sono reso conto che non avevo detto nulla che venisse da una conoscenza mia: tutto quanto gli avevo detto veniva dal don Gius.
«Con le nostre mani, ma con la Sua forza», ho letto questa frase da qualche parte nella nostra biblioteca, ne ho parlato con Rose che mi da detto di «amare, amare le persone, imparare ad amarle. È questa la base della vita. Se non hai iniziato ad amare qualcuno, non hai ancora iniziato a vivere. Una volta che hai iniziato ad amare, hai iniziato a vivere, una vita vera. Inizia ad amare qualcuno e saprai cosa vuol dire vivere!».
Dennis Oryem
Tratto dal mensile "Tracce"
Cari amici,
la lettera di Carron, o meglio, la omelia in occasione del funerale di Pontiggia, assieme al messaggio pervenutoci quando le condizioni del caro amico si aggravarono, mi stanno, ci stanno accompagnando come una Grazia eccezionale.
Il messaggio parlava della consegna alla modalità con cui il Mistero ci indica la meta, il destino.
L´omelia, con quelle tre domande iniziali, ci ha fatto vibrare fino alle lacrime. La parte finale, dove parla della morte, mi ha riempito di allegria, perché mi rimanda alla verità della vita. Se vivessimo ogni attimo con la consapevolezza che Carron ha del senso della vita e del vero destino anche il Liceo Berchet tornerebbe quello di Giussani. Non posso non nascondere il dolore provato nel ricevere la notizia di quanto accaduto al Berchet, ma non per il risultato delle votazioni, ma perché ho come la percezione di una assenza, della mancanza di quella umanità, di quella drammaticità, di quella passione per Cristo, per il destino dell´uomo che vibrava in Giussani, in don Giorgio, don Danilo e oggi in modo spettacolare e profondo Carron ci testimonia sfidandoci nell´umano. È l´umano che manca, ci diceva Carron. Ed é verissimo, perché dove l´umano é vibrante anche l´intera creazione torna vivere, e non solo la scuola , i ragazzi. Lo vedo con i miei bambini, con i miei anziani, con gli ammalati.
Con i miei bambini: l´altro giorno ci sono stati consegnati due fratellini, Noemi di 7 anni e Antonio di 8. Violentati dal “padre” di 60 anni, la mamma suicidatesi a 18 anni. Il vecchione del “padre” trasforma la capanna in prostibolo dove abusano di altre bambine, insieme ad altri uomini. Non solo, ma essendo questo “uomo” malato di zoofilia, i bambini vedevano questo “uomo” avere rapporti sessuali con animali. Quando la Polizia ce li ha portati sono rimasto esterrefatto, pietrificato. Ho preso nel mio cuore i due bambini, con tutto il loro dolore e la loro tristezza... ripetendomi: “Io sono Tu che mi fai”. Sicurissimo, certissimo che questa coscienza di me avrebbe rimesso in piedi la personalità distrutta di questi bambini. Quanto Carron ci ricorda: “L´uomo non é il risultato dei suoi antecedenti, non importa quali e quanto violenti siano stati, ma é relazione con il Mistero”, giá dal primo istante ha incominciato a cambiare il piccolo “io” dei miei due bambini. Si, perché il problema é sempre lo stesso: Giussani mi ha incontrato, con tutto il carico di tonnellate di miserie, mi ha abbracciato e quell´abbraccio ha cambiato radicalmente la mia vita. Così é ora con questi bimbi che sono tornati a sorridere e perfino con la voglia di tornare a scuola. Come vedete non è prima di tutto questione di psicologia, ma che il nostro “patrimonio genetico” coincida con “Io sono Tu che mi fai”. Ascoltate questa letterina scritta da una ragazzina pluriviolentata. È un documentario di “Io sono Tu che mi fai”.
"Ti voglio molto bene e spero che abbia fatto un buon compleanni. Io sono felice qui con i miei fratelli e sorelle delle Casetta di Betlemme. Mai sono stato cosi felice. Quando stavo con mia mamma [quella naturale] stava malissimo perche mi vendeva agli uomini, ma adesso che sono qui con te e mamma Cristina sto veramente bene. Mia mamma [quella naturale] é sempre ubriaca e non le importa niente di me e dei miei fratellini. Adesso sono felice perche ho una mamma buona come te e anche papa Aldo… credo che rimarrò sempre con voi. Ho sofferto molto ma adesso [l'io è Io sono Tu che mi fai e non frutti dei suoi antecedente) sono felice…"
Amici, Dio voglio che comprendiamo quanto Giussani e Carron ci ripetano e lavorando, vedete che cosa accade.
Gloria, 28 anni, metastasi generale. Da 15 giorni viveva nel panico per paura della morte. Durante la scuola di comunità per ammalati terminali che facciamo ogni mercoledì parlava del terrore che aveva per la morte. Gli ammalati nelle stesse sue condizioni cercavano invano di farle compagnia raccontando come stanno vivendo queste ultime settimane o giorni di vita, ma inutilmente. Il terrore della morte sembra soffocarla. Passavano alcuni giorni, Gloria sembra peggiorare, ma il 24 di ottobre una sorpresa. Mi avvicino al suo letto, mi inginocchio con il Santissimo Sacramento in mano e le chiedo: “Gloria, come va?”. E lei con il volto più sereno mi risponde: “Presto me ne vado via con Gesù”. Sorpreso e commosso le chiedo: “Ma non hai più paura?” e lei “No, padre”. Da allora é lì sul letto, con tutto il dramma della certezza di morire, ma consegnato al Mistero. Perché per lei, come per me, la certezza di essere dentro un disegno più grande ha vinto.
Chiediamo alla Madonna che ogni circostanza sia per affermare questa certezza, come instancabilmente ci ripete Carron.
Padre Aldo
Scuola di comunità
SdC Adulti: questa settimana assemblea con Paolo Stefanini giovedì 29 ottobre alle ore 21 presso l’Auditorium dell’Istituto San Zeno. Prossima settimana sulla sintesi delle Internazionali
G.S.: Scuola di Comunità nei gruppetti secondo il seguente calendario: Eugenio Soardo giovedì 29/10 ore 13 al Bavarese.
La prossima SdC centrale giovedì 5 novembre. In tale occasione si raccolgono le iscrizioni alla SdC (€ 5).
Caritativa ex Chievo: sabato 31 ottobre ore 15.30 presso la parrocchia Madonna della Fraternità.
Avvisi
ASSEMBLEA di SDC: con P. Stefanini giovedì 29/10 alle ore 21 presso l’Auditorium di San Zeno – via don Minzoni 50
RITIRO DI AVVENTO DELLA FRATERNITA’: domenica 22 novembre alle ore 15.15 presso la Chiesa della parrocchia della Madonna della Fraternità (parrocchia di p.Andrea - via Ombrone n. 5)
ISCRIZIONI SDC: Sono aperte le iscrizioni alla Scuola di Comunità: adulti € 20; CLU € 10; G.S. € 5. Verranno raccolte giovedì 29/10 all’Assemblea di SdC. Termine delle iscrizioni martedì 24/11.
LIBRO DEL MESE: (settembre/ottobre): Qui e ora (1984-1985), di L. Giussani (serie L’Equipe – IV vol. Ed. BUR, € 12).
CERCATORI DEL GRAAL: Festa di tutti i Santi sabato 31 ottobre presso Scuola Stimate. Inizio con cena ore 19, termine ore 22.30. Iscrizioni entro e non oltre giovedì 29.10. Costo euro 5. Info Riccardo Melotti o Irene Micheletti
G.S.: il gruppetto di Rita Miglioranza si trova mercoledì 28 ottobre a casa Guglielmi per studiare insieme.
CDO VERONA: organizza una Cena Siciliana con testimonianza di Sebastiano Benenati (quello del vino di Alcamo) venerdì 6 novembre ore 19.30 Sala Parrocchiale di La Rizza di Castel d’Azzano. Per info. e iscrizioni telefonare alla segreteria CDO 045.8104420 o visitare il sito www.cdoverona.it.
MOSTRA: “... e quindi uscimmo a rivedere le stelle”. Incontrare la scienza in compagnia di Dante. La mostra sarà presentata mercoledì 28 ottobre alle ore 15 da Mario Gargantini presso l’Aula Magna del Liceo Galilei di Verona (viale San Giacomo, 11). In gennaio e febbraio verranno organizzate visite guidate da studenti. Info Rossella Spinaci.
FAMIGLIE PER L’ACCOGLIENZA: In collaborazione con la Direzione Didattica di Villafranca, l’Associazione propone un corso di aggiornamento per insegnanti della scuola primaria e secondaria di primo grado presso la scuola elementare D.Alighieri di Villafranca dal titolo “SCUOLA E ADOZIONE” – 3 e 17/11 dalle 16.30 alle 18.30 – info alla Segreteria di Famiglie per l’Accoglienza.
FAMIGLIE PER L’ACCOGLIENZA GENITORI ANZIANI: Incontro il 20 novembre ore 21.00 presso la sede. Tema: “I miei genitori invecchiano e si ammalano. La vita si complica per l’anziano e per i figli”. Rif. Sonia Rigoni.
STUDENT POINT: organizza un corso “Proviamo a scrivere meglio” per ragazzi di III media e biennio-Superiori tenuto da Sandro Bettini martedì 3, 10, 17, 24/11 e 1/12 presso le Scuole medie Stimate dalle 14 alle 15.15.
DIESSE VERONA: la prima lezione del corso “Percorsi didattici alla luce de La coscienza religiosa dell’uomo moderno” dal titolo “L’uomo spezzato e la domanda d’assoluto” si terrà venerdì 30 ottobre alle ore 17 presso l’Aula Multimediale dell’Isituto alle Stimate: è ancora possibile iscriversi in tale occasione. Alle 16.30 incontro per avvisi tecnici riguardanti la giornata del 13 novembre
DIESSE VENETO: venerdì 13 novembre dalle ore 9.30 alle 17.30 si terrà all’Exposcuola Padova Fiere il Convegno dal titolo “Costruire la comunità tecnico-professionale: insegnanti che insegnano, insegnanti che educano”, con la presenza di Donazzan, Palumbo, Cominelli, on. Aprea e Failla.
BANCO DI SOLIDARIETÀ: cerca volontario/a per portare tre pacchi in zona Sommacampagna. Rif.: Carla Pacchin.
BANCO ALIMENTARE: La giornata della Colletta Alimentare si terrà il 28 novembre. Per dare la disponibilità come volontari chiamare Brunelli Michela (ore serali); per mettere a disposizione furgoni per i trasporti chiamare Paolo Tosi.
Chiediamo inoltre disponibilità a coinvolgersi come capo equipe (responsabili dei supermercati), visto che il numero dei supermercati aumenterà sicuramente.
"La confusione e lo smarrimento, in questo tempo di crisi, sembrano diventati lo stato d'animo più diffuso tra la gente. Imbattersi, però, in volti lieti e grati, per la sorpresa di essere voluti bene, scatena un desiderio e un interesse che trascinano fuori dal cinismo e dalla disperazione.
Per questo anche quest'anno proponiamo di partecipare alla Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, perché anche un solo gesto di carità cristiana, come condividere la spesa con i più poveri, introduce nella società un soggetto nuovo, capace di vera solidarietà e condivisione del destino dei nostri fratelli uomini".
FONDAZIONE AVSI: Dal 28.11 al 6.12 verrà allestita la mostra “AVSI: lo sviluppo ha un volto” presso il centro Commerciale Verona UNO (Galassia) di S.Giovanni Lupatoto. Chiediamo la disponibilità a condividere questa esperienza: Info Italo, segr. 045-566114 email avsi.verona@avsi.org
Segnalazioni
Vi segnaliamo che gli Esercizi Spirituali avranno le seguenti date: 1) per gli Universitari: dal 4 al 6 dicembre 2009 2) per GS Triduo di Pasqua: dall’1 al 3 aprile 2010 3) per la Fraternità: dal 23 al 25 aprile 2010 4) per i Giovani lavoratori e adulti: dal 7 al 9 maggio 2010 5) per i Sacerdoti: dal 7 al 10 novembre 2010.
Confesso che il titolo suggerito da padre Aldo per questa testimonianza, “Da bruco a farfalla”, non mi piaceva molto, all’inizio. Ma devo ammettere che l’immagine corrisponde fedelmente alla verità, al profondo cambiamento che ha coinvolto la mia persona, tanto nell’anima quanto esternamente, e che mi ha portato a comprendere la forma in cui si dipinge la realtà di un miracolo.
Sono arrivato alla Clínica Divina Providencia dopo aver passato quasi quattro mesi vivendo in una corsia di pronto soccorso, alcolizzato e drogato quasi tutti i giorni, giorni in cui il mio unico obiettivo costante era quello di trovare due pesos per comprarmi l’alcol e la droga e occasionalmente, solo occasionalmente, del cibo e un minimo sostentamento.
Ero anche stato due mesi in una sala del sopracitato centro assistenziale, in condizioni sia a livello umano che ospedaliero molto diverse e inferiori rispetto a quelle di qui. Avevo la gamba destra gravemente lesionata, con un osso rotto e infettato e una piaga che trasudava pus.
Un giorno mi fecero presente che avrei perso la gamba fino al ginocchio. I miei familiari, arrivati al punto di non ritorno, si erano visti obbligati ad allontanarsi da me visto il comportamento ribelle e distruttivo che avevo assunto. Nemmeno i miei occasionali amici di baldoria rimasero al mio fianco, anzi, credo siano stati tra i primi a lasciarmi solo. Sporco, arruffato, riuscivo per insistenza ad ottenere che la gente mi gettasse due monete con cui compravo una bottiglia e qualcosa da fumare. Il cibo, quando la fame era tanta da disperarmi, lo cercavo nei bidoni della spazzatura. Arrivai a un punto in cui avevo appena le forze di fermarmi a comprare dell’alcool (il che, viste le mie condizioni, rappresentava uno sforzo tremendo) per poi ributtarmi a terra, totalmente abbandonato a me stesso, avvolto nell’effimero e ingannevole torpore etilico e cercando disperatamente di dormire, per poi soccombere a incubi tremendi che mi facevano gridare nel delirio.
Il suicidio mancato
Mi svegliavo da un incubo per ritrovarmi immerso in un altro, non meno drammatico: quello della realtà e della miseria dei miei giorni, senza una reale consolazione, con la frustrazione di chi non riesce a trovare una fugace evasione, pur dopo averla cercata con innumerevoli sforzi, con a fianco a me solo un litro di birra e un po’ di marijuana. Passavo tutto il tempo a pensare, ore che trascinavano le pesanti catene della colpa, sentendomi indegno, disprezzato: vedevo come unica prospettiva la fine delle mie sofferenze, e quindi il termine della mia vita. Arrivai a pensare di essere tanto insignificante, tanto odioso, che se avessi smesso di vivere il mondo sarebbe stato un posto migliore. E di sicuro non avevo niente da perdere: ero stato messo in disparte dalla mia famiglia, dai miei amici, avevo perso tutto e non avevo niente, neanche il ricordo che mi legava ai miei affetti. Mi mancava solo l’ultimo passo, e decisi di farlo drasticamente. Presi la decisione di morire di overdose di alcol. Tuttora non so se avrebbe potuto funzionare, perché già altre volte avevo tentato la stessa cosa. Ciononostante confidavo nella mia debolezza fisica, che sommata alla brusca quantità di alcol che pensavo di ingerire avrebbe misericordiosamente posto fine alla mia esistenza. Avevo una stampella sola, per cui raggiungere il luogo dove avevo intenzione di comprare alcol mi rubò moltissimo tempo ed energia. Attraversai la strada senza preoccuparmi assolutamente dei movimenti di chi sterzava per non travolgermi. In fondo per me era uguale che una di quelle macchine mi investisse o meno. In fin dei conti non mi importava assolutamente di nulla, così che una volta attraversata la strada decisi di bere proprio lì, e di morire in quello stesso luogo. Ma non avevo forza né voglia di proseguire di un solo passo. “Manca poco”, pensavo. E alla fine, quando finalmente arrivai al negozio, vidi che la saracinesca era abbassata. Era chiuso. Infuriato, me ne andai pensando con ostinata disperazione che non mi importava come né dove, però desideravo il mio veleno e avrei portato al termine il mio nefasto piano, maledicendo Dio per non avermi dato neanche l’opportunità di farla finita con la mia vita. Alla fine inciampai e caddi con tutto il mio peso sopra la mia anca destra. Rinuncio a descrivere il dolore che sentii. Fu tale che fortunatamente persi i sensi. Ricordo che l’ultima cosa che vidi prima di perdere conoscenza furono i passanti che mi guardavano indifferenti, senza segno di interesse né di misericordia reale. Quando poi mi svegliai, mi ritrovai sdraiato in un lettino, con la maschera dell’ossigeno, e un dolore acuto che mi impediva quasi di respirare. Restai così, muovendomi per un giorno su una sedia a rotelle, finché una radiografia non rivelò che mi si era spezzata l’anca.
Ricordo che in quel momento pensai: non importa quanto male tu possa stare, puoi sempre stare peggio. Ero immobilizzato, impossibilitato persino a mettere fine al mio dolore. Era il senza senso, l’assurdo più assoluto, la degradazione totale. In mezzo al mio delirio ho cercato disperatamente di fuggire da me stesso, dalla mia realtà, di perdermi in un’allucinante fantasia che magari mi portasse alla pazzia, perché non solo non ero padrone della mia vita, ma nemmeno della mia morte.
Fu in una di queste stazioni della mia Via Crucis personale che reagii per la prima volta. Con disperazione, con furia e con i denti stretti, avvertendo tutta la terribile solitudine e l’abbandono, la totale mancanza di speranza e di aiuto, la tremenda perdita di senso che era la mia vita, tutte le opportunità che avevo perso, tutte le promesse che non avevo mantenuto, tutta la gente che, cominciando da me stesso, avevo ingannato. E riconobbi che era Dio, che tante volte avevo disprezzato e caricaturizzato, l’unico a cui potessi aggrapparmi in quel momento in cui non mi rimaneva più nessun appiglio. Non parlo di niente di abbagliante né di teatrale. Fu un processo, una lenta trasformazione che scaturì dal totale riconoscimento dell’assoluta incapacità che avevo di fare qualcosa per me stesso con i miei soli mezzi. Questo all’inizio. Adesso, a posteriori, vedo quanto portentosi furono questi segni con cui Dio si è manifestato, e anche da quando un anno fa sono entrato in questa clinica fino ad oggi che sto scrivendo queste righe sono innumerevoli le prove che Dio mi ha dato della sua esistenza.
Ma Dio non si scorda di noi
Posso dire che le mie ossa si sono saldate e ho conservato la mia gamba, nonostante ogni pronostico fosse contrario. Posso parlare al tempo stesso delle ferite del mio spirito, le tracce terribili dei miei errori passati che iniziano a guarire, a cicatrizzarsi. Credo che staranno sempre lì, e in una certa misura spero di non dimenticarle mai del tutto, perché è vitale avere sempre la memoria della vicenda in sé, dell’incontro che ha prodotto il mio reincontro con un Dio che io avevo dimenticato, ma che non si era dimenticato di me.
Raccontare tutte le vicissitudini che mi hanno condotto fino alla Clínica Divina Providencia va oltre lo spazio che ho a disposizione. L’importante è dire che il mio stare in questo luogo ha costituito un passo, ovvero il riconoscimento, passando per i miei limiti, della terribile solitudine e dei limiti anche degli altri esseri umani.
Un abbraccio gratuito
Ho imparato a non crogiolarmi nell’egoismo del mio personale dolore, della mia disgrazia. Qui ho visto gente con sofferenze infinitamente maggiori della mia, gente per cui la disgrazia sovrasta tutto quanto si possa umanamente concepire. E senza dubbio questa gente era quella che con più forza, determinazione e speranza si afferrava alla vita. Ho imparato, nella testimonianza viva e coraggiosa di persone che giorno per giorno salutavano con fervore il miracolo e l’arrivo di un nuovo giorno, a valorizzare anche la mia vita. Ho imparato a comprendere l’immensità e la grazia quotidiana, per noi che torniamo disgraziatamente insensibili, di comprendere anche solo come intuizione l’immensità con cui Dio ci si manifesta e ci ama. Qui ho visto gente morire col sorriso sulle labbra, con una pace e una serenità assolute. Ho appreso, attraverso questa opera, il miracolo costante della Divina Provvidenza, nella testimonianza di cento pazienti, che l’uomo è esclusivamente relazione con l’Infinito.
Però il miracolo più grande è che per la prima volta in 40 anni di vita posso dire “Io sono Tu che mi fai”, una certezza con la quale, finalmente rimessomi, ho lasciato questa clinica, desideroso di comunicare quanto, dopo vent’anni di disperazione e di oblio suicida, ha trasformato a 180° questa esistenza un tempo senza senso, senza gusto di vivere, che arrancava per le strade della città.
Vorrei ricordare a tutti una cosa: ho odiato la mia vita fino al giorno in cui, entrando in questo ospedale, qualcuno mi ha abbracciato con gratuità, cosa che non era mai successa prima. Sono arrivato qui classificato come “terminale”, senza nessuna voglia di vivere, e ora me ne vado cantando “grazie alla vita, che mi ha dato tanto”, perché ho incontrato il significato della vita. (W.M.)
di Aldo Trento
Tratto da settimanale "Tempi" del 20 ottobre 2009
Scuola di comunità
SdC Adulti: questa settimana prosegue sul libretto delle Internazionali sulle pp. 12-17; prossima settimana pp. 17-21.
G.S.: Scuola di Comunità nei gruppetti secondo il seguente calendario: Rita Miglioranza mercoledì 21/10 ore 13.30 Casa Guglielmi; Francesco Rossignoli martedì 27/10 ore 13 Pizzeria Da Gaetano a Villafranca; Eugenio Soardo giovedì 29/10 ore 13 al Bavarese. La prossima SdC centrale giovedì 5 novembre.
Caritativa: sabato 24/10 ore 15.30 ai Filippini.
Avvisi
ASSEMBLEA di SDC: giovedì 29/10 Assemblea con P. Stefanini presso l’Auditorium di San Zeno – via don Minzoni, 50
ISCRIZIONI SDC: Sono aperte le iscrizioni alla Scuola di Comunità: adulti € 20; CLU € 10; G.S. € 5.
Il termine delle iscrizioni è previsto per martedì 24 novembre.
LIBRO DEL MESE: (settembre/ottobre): Qui e ora (1984-1985), di L. Giussani (serie L’Equipe – IV vol. Ed. BUR, € 12).
DIRETTA SDC d.Carròn: è possibile seguire in diretta la Sdc tenuta a Milano da don Carròn mercoledì 21 ottobre presso l’Istituto S.Zeno – Via don Minzoni, 50 – con inizio alle ore 21.30. Chi partecipa deve versare all’ingresso la quota di € 2 come contributo per le spese di collegamento e di affitto sala. Si raccomanda la puntualità.
STUDENT POINT: organizza un corso “Proviamo a scrivere meglio” per ragazzi di III media e biennio-Superiori tenuto da Sandro Bettini martedì 3, 10 17, 24/11 e 1/12 presso le Scuole medie Stimate dalle 14 alle 15.15.
CDO VERONA: organizza una Cena Siciliana con testimonianza di Sebastiano Benenati (quello del vino di Alcamo) venerdì 6 novembre ore 19.30 Sala Parrocchiale di La Rizza di Castel d’Azzano. Per info e iscrizioni telefonare alla segreteria CDO 045.8104420 o visitare il sito www.cdoverona.it.
FAMIGLIE PER L’ACCOGLIENZA: 1) domenica 25 ottobre presso l’Oasi S.Giacomo, Pellegrinaggio di inizio anno sociale “Con gli occhi del mistero” – ore 10.30 Rosario - Pranzo e S.Messa – saranno presenti le “Suore della Carità dell’Assunzione” di Milano.
2) In collaborazione con la Direzione Didattica di Villafranca, l’Associazione propone un corso di aggiornamento per insegnanti della scuola primaria e secondaria di primo grado presso la scuola elementare D.Alighieri di Villafranca dal titolo “SCUOLA E ADOZIONE” – 3 e 17 novembre dalle ore 16.30 alle 18.30 – per info rivolgersi alla Segreteria di Famiglie per l’Accoglienza.
RIVELA-MOSTRE: 1) “San Paolo. Servo di Gesù Cristo, apostolo per vocazione” a Badia Calavena dal 21 al 25 ottobre. Info Gian Battista Dal Castello; 2) “Raffaello e la divina armonia. Una finestra aperta sul Rinascimento” a Castelfranco Veneto dal 23 ottobre al 15 novembre. 3) “Non muoio neanche se mi ammazzano. L’avventura umana di Guareschi” a Villafranca dal 18 al 25 ottobre. Info Domenico Amato. Per orari e visite guidate: www.rivela.org
RIVELA: le mostre itineranti nel 2010 saranno: 1) L’avventura della conoscenza nella pittura di Masaccio, Beato Angelico e Piero della Francesca. 2) Una vita felice per Dio e per il Re. L’avventura quotidiana nelle riduzioni del Paraguay. 3) Sant’Agostino. Si conosce solo ciò che si ama. Sono aperte le prenotazioni. Si chiede ai paesi che già hanno esposto mostre di dare conferma entro il 21 ottobre.
MOSTRA: “... e quindi uscimmo a rivedere le stelle”. Incontrare la scienza in compagnia di Dante. La mostra sarà presentata mercoledì 28 ottobre alle ore 15 da Mario Gargantini presso l’Aula Magna del Liceo Galilei di Verona (viale San Giacomo, 11). In gennaio e febbraio verranno organizzate visite guidate da studenti. Info Rossella Spinaci.
DIESSE VERONA: la prima lezione del corso “Percorsi didattici alla luce de La coscienza religiosa dell’uomo moderno” dal titolo “L’uomo spezzato e la domanda d’assoluto” si terrà venerdì 30 ottobre alle ore 17 presso l’Aula Multimediale dell’Isituto alle Stimate: è ancora possibile iscriversi in tale occasione.
DIESSE VENETO: venerdì 13 novembre dalle ore 9.30 alle 17.30 si terrà all’Exposcuola Padova Fiere il Convegno dal titolo “Costruire la comunità tecnico-professionale: insegnanti che insegnano, insegnanti che educano”. Il materiale informativo in distribuzione alla SdC di mercoledì 21 sera.
BANCO DI SOLIDARIETÀ: cerca volontario/a per accompagnare una volontaria a portare tre pacchi in zona Sommacampagna. Rif.: Carla Pacchin.
Vi segnaliamo che gli Esercizi Spirituali avranno le seguenti date:
- per gli Universitari: dal 4 al 6 dicembre 2009.
- per GS Triduo di Pasqua: dall’1 al 3 aprile 2010.
- per la Fraternità: dal 23 al 25 aprile 2010.
- per i Giovani lavoratori e adulti: dal 7 al 9 maggio 2010.
- per i Sacerdoti: dal 7 al 10 novembre 2010.
Segnalazioni
Centro Culturale S.Adalberto e Medicina e Persona: mercoledì 21/10 ore 21 presso l’Aula Magna dell’Istituto Stimate l’incontro-dibattito sul libro di Stefano Lorenzetto “Si ringrazia per le amorevoli cure prestate – Medici malattie malesseri”
Come autofinanziamento il seminario minore vende i calendari “cinque pani” a € 4 come possibile regalo natalizio (www.cinquepani,it/calend/calendariomese.htm). Chi fosse interessato può rivolgersi a Paolo Giovannelli o in segreteria.
Con lo slancio che ci ha trasmesso Julián Carrón, quando è venuto a festeggiare i 25 anni di presenza di Cl in Paraguay, abbiamo affrontato la diciasettesima edizione dell’Happening, un evento culturale e artistico, proposto alla città di Asunción, ricco di incontri, dibattiti, mostre, su temi di particolare importanza per la nostra realtà. Quest’anno inoltre Asunción è stata nominata "Capitale americana della cultura", quindi volevamo offrire un contributo culturale e artistico adeguato a questo riconoscimento.
Il tema dell’edizione 2009, che si è tenuta dal 21 al 28 settembre, - "Al di là della crisi" - è stato uno sguardo alla crisi economica mondiale e alle risposte per affrontarla, nella consapevolezza che, al di là dei problemi finanziari ed economici, quello che è in crisi è la persona. L’apertura è stata un concerto dell’Orchestra della Universidad del Norte diretta dal maestro Diego Sánchez Haase, nell’Auditorium del Collegio santa Caterina da Siena. L’orchestra ha eseguito magistralmente musiche di Max Bruch, la Prima Sinfonia di Beethoven, e composizioni del nostro compatriota José Asunción Flores:Panambi Verá y Gallito Cantor. Quest’ultimo pezzo ha scatenato una vera ovazione del pubblico, tanto che si è dovuto replicare. L’evento ha visto la presenza di un pubblico molto particolare: una trentina di bambini di non più di dieci anni, alunni del collegio Santa Caterina e figli di famiglie del movimento, seduti in prima fila, con gli occhi spalancati, in un silenzio così rispettoso che ha spinto il Maestro ha commentare: «È la prima volta che ho un pubblico che sa ascoltare e gustare la musica in questo modo; voi siete educati alla bellezza».
L’audacia che nasce dalla fede ci ha spinto a proporre una mostra sulla vita di san Benedetto da Norcia nel Centro Culturale di Alianza Francesa, simbolo della cultura laica del nostro Paese. È stata la possibilità di entrare in contatto con persone di cultura, idee politiche e formazione diverse. Attraverso le opere della tradizione monastica benedettina, si è potuto mostrare come la fonte dell’Essere diviene familiare per mezzo di un incontro pienamente umano, gratuito e amorevole, al quale l’uomo aderisce con la sua libertà. Le opere benedettine sono la testimonianza del fatto che la fede vissuta con verità produce il miracolo di una abbondanza che va ben al di là di qualsiasi calcolo o previsione. Nel nostro Paese stiamo vivendo una situazione molto difficile sul piano sociale, economico, culturale, della famiglia, del lavoro; tempi simili a quelli vissuti da san Benedetto. Con la mostra si è visto come tutto può migliorare se ciascuno prende sul serio l’incontro che ha fatto e si lascia abbracciare dalla compagnia in cui Dio lo pone. Quanto ha significato la mostra per coloro che l’hanno visitata si comprende leggendo il testo che una visitatrice ci ha fatto pervenire: «Dio, nostro Creatore, ci ha donato per mezzo della Sua infinita misericordia tutto quanto ci occorre per realizzare opere di bene, che possano servire di esempio per l’umanità di ogni epoca. Guardiamo con meraviglia e ammirazione come l’Opera di san Benedetto ha preso forma nella tradizione monastica benedettina, fonte di Dio per tutti i tempi. Che l’intercessione di san Benedetto accresca il carisma di Comunione e Liberazione per il Bene della vera comunione in Cristo e la liberazione dalla realtà che si oppone al disegno di Dio che è amore». Quello che abbiamo vissuto in questi giorni ci ha colpito così profondamente da generare il desiderio di portare la mostra nelle università e nelle comunità dell’interno del Paese.
La testimonianza di padre Aldo Trento è stato un altro dei momenti proposti all’interno dell’Happening. Padre Aldo ha iniziato il suo intervento dicendo che l’energia per dare la vita per i malati terminali gli viene dal cuore, perché il cuore dell’uomo che desidera l’infinito non si arrende davanti alle circostanze senza tentare di rispondere ai bisogni e al dolore visibile nei poveri della nostra società. Ha testimoniato che l’abbraccio umano di cui fece esperienza quando incontrò don Giussani non gli permise di stare tranquillo, e che l’opera della Casa della Divina Provvidenza è nata come conseguenza della memoria grata per la misericordia che il Mistero gli manifestò in quell’abbraccio.
Il professor Luis Enrique Marius ha tenuto la conferenza sul tema "Un modello alternativo di sviluppo integrale. Contributi per un cambiamento", dove ha proposto un modello di sviluppo basato su tre aspetti complementari: identità, integrazione e sviluppo. Il professor Marius, uruguaiano di nascita e residente in Venezuela, è membro del Consiglio Direttivo del Celadic - Centro Latinoamericano per lo sviluppo, l’integrazione e la cooperazione. Il Centro, che si occupa della relazione fra l’identità latinoamericana e la dottrina sociale della Chiesa, si dedica alla ricerca di un nuovo modello di sviluppo per l’America Latina-. L’incontro ha rappresentato un richiamo a tutti a farsi carico con una responsabilità personale dello sviluppo dei nostri popoli, un compito che di solito si tende a delegare ai «politici di turno».
Il nostro desiderio è stato di offrire la testimonianza e il lavoro di persone che anche in tempi difficili sono capaci di costruire, sicure e certi dell’esperienza che vivono, per una positività in atto. Nella realtà che viviamo, dove tutto è in crisi, la proposta dell’Happening è stata come un tuffo nell’acqua fresca per ritornare con più impeto al lavoro di ogni giorno, ricordando la frase che è affissa sullo sfondo del salone dove Carrón ha incontrato più di 500 persone ad Asunción: «La nostra umanità commossa dalla corrispondenza della fede». In questi giorni abbiamo voluto dire a tutto il mondo quanto è bella la vita che nasce dall’incontro con la presenza di Cristo.
di Ana Burró
Tratto dal sito www.tracce.it del 12 ottobre 2009
Cari amici,
è un momento intenso: grandi incontri e grande esperienza di fede, specialmente per il Papa che non ci lascia mai soli. È proprio un padre che sta in mezzo ai suoi figli. Anzi, il primo giorno del Sinodo m’immaginavo il “Dio con noi” che viene e si siede a fianco a te, con quella tenerezza nell’accompagnarti in tutto quello che fai. Anche negli sbagli, Lui non ha paura. Quando sono partita da Kampala pensavo: «Che ci faccio io in mezzo a tanti Vescovi?». Invece, non avevo nulla da temere: mi sento accompagnata in ogni istante. Fin dalla prima sessione di lavori, la sorpresa è stata pregare insieme. A volte anche guidati dal Santo Padre, che ti fa ricordare proprio questo “Dio con noi”: è lì, ascolta i vari problemi che gli vengono raccontati e ne conosce altri ancora di cui non c’eravamo neanche accorti. Dopo oltre una settimana di Sinodo, non mi sono ancora stancata ed ascolto tutto. Non riuscirei a spiegare perché, ma una cosa la so: con quel modo tenero che ha il Papa di guardare, non si può che stare bene.
Rose
Tratto dal sito www.tracce.it del 14 ottobre 2009
«Allora, cosa dici?». «C’è poco da dire. Ho il cuore pieno». Dopo la testimonianza di due amici alla serata di festa con i maturati della Romagna, Giulia, rimasta in fondo alla chiesa per poter andare subito a preparare il momento della cena, rispondeva così a un’amica che la vedeva sorridere a quei racconti di vita. Non lo immaginava, ma quella sera il Signore l’avrebbe chiamata a sé. Aveva cominciato a frequentare il movimento negli ultimi anni delle superiori e all’università aveva scelto Lettere, entrando in rapporto con i ragazzi del Clu. Dopo un anno era arrivata la proposta di abitare in sede e cominciare a impegnarsi nella segreteria. Da qui, l’amicizia che la legava a tanti di noi è esplosa, diventando condivisione totale. Su tutti, il rapporto con Pesa, che della segreteria aveva la responsabilità. Quando, a marzo, Pesa si è laureato Giulia aveva preso il suo posto, ed era evidente la continuità tra i due, l’omone attento a tutto e a tutti e la ragazza esile e sorridente, ma ferma come è chi sta guardando qualcosa di Presente.
Il 18 luglio, alla fine di una serata in cui come sempre aveva testimoniato col sorriso, con la cura dei particolari, con la vicinanza a noi tutti la grandezza dell’amicizia che ci legava, è stata misteriosamente chiamata al suo destino, e mentre riaccompagnava a casa due amiche è morta in un incidente stradale. Lo smarrimento che ci ha colto è immediatamente diventato una ricerca. Innanzitutto una ricerca di lei, che era stata portata alla camera mortuaria dell’ospedale di Cesena; poi una ricerca di volti, che ci rendessero certi di una speranza tante volte detta e ora messa duramente alla prova. Mentre aspettavamo davanti alla chiesa di Gatteo dove di lì a poco avremmo recitato la prima veglia, è arrivato Andrea, il suo ragazzo, che da un anno, grazie a lei, aveva cominciato a fare Scuola di comunità a Cesena, e ci ha detto: «Mi faceva arrabbiare che Giulia fosse sempre a Bologna, ma per l’evidenza del bene che vi voleva, adesso voglio diventare vostro amico». Quella sera, nella chiesa gremita di gente, don Carlo ha attraversato il dolore, i dubbi e le peregrinazioni della giornata: «Non mentiamo sul desiderio. Io voglio riabbracciare Giulia viva, come facevo quando la incontravo sulla porta della sede: niente di meno. E questo me lo può dare solo un uomo, Cristo risorto». Una novità di sguardo che ha commosso tutti, straziati dalla sofferenza e pronti a cedere all’onda dell’emozione, che quando si ritira lascia solo il cinismo e l’assenza di parole. Due giorni dopo a un pranzo, Widmer, un amico più grande, ha chiarito ulteriormente la questione: «La circostanza in cui Giulia è morta ne mostra già la santità, è morta donandosi. Il problema adesso è tutto nostro: dobbiamo essere pronti come lei».
Il giorno del funerale è stato impressionante. Tremila persone hanno affollato la chiesa di Gatteo, comune che per lei ha proclamato il lutto cittadino. La dedizione con cui i ragazzi della segreteria hanno curato quel momento fino all’ultimo dettaglio ha stupito tutti, fino ai gestori dei bar che hanno dato l’acqua per tutte le persone rimaste fuori dalla chiesa. Il padre di Giulia, Tiberio, alla fine della messa è salito all’ambone e ha detto: «Tanti di voi l’hanno conosciuta bene, la Giuli, l’hanno amata; noi possiamo dire che veramente l’abbiamo conosciuta da poco, forse da sabato scorso quando sono venute fuori delle cose mai conosciute di lei, le frasi e le testimonianze, che ci hanno riconfermato che Giuli era felice, pronta, sicura, che donare la vita per Gesù fosse la strada certa. Ora viviamo nella speranza che la Giulia continui ad indicarci la strada da percorrere e a comprendere, come ci dicono in tanti, che è stata scelta: la mia consolazione è che, aiutato da lei, e quando il Signore vorrà, potrò riabbracciarla e vivere con lei della Bellezza senza fine».
Poi c’è stata la vacanza. Giorni pieni di gioia e dolore, la gioia di vedere come si può vivere per la Bellezza e il dolore della mancanza. Ma come ci siamo guardati, con che misericordia, con che attenzione e affetto non nostri! Siamo partiti con una domanda vorace di senso, volevamo mangiarci le montagne: avevamo invitato Daniele, assegnista di ricerca all’Aquila, e Mario Melazzini, medico affetto da Sla, a parlarci della loro esperienza. La loro vita, segnata da un grande dolore ma anche da un successivo ed entusiasmante percorso di fede, parlava a noi, e chissà come la comprensione delle loro parole e perfino lo stupore sarebbero rimasti a un livello intellettuale senza la ferita che ci accompagnava, e che portava un’essenzialità tra noi che non lasciava passare un secondo senza una scoperta nuova. La prova di questo? Il riposo, quello vero di cui parla don Giussani, che non è relax, ma un’attenzione che coinvolge la ragione oltre al fisico.
E ora, la domanda che tante volte ci siamo posti in questo periodo, ovvero cosa ci è chiesto? Come dicono le lodi, di riaffermare l’obbedienza della fede al Dio che non risparmiò la Croce a suo Figlio. Perché il riaffermare è affermare due volte, prima e dopo la prova con un percorso fatto in mezzo, certi che il dolore a volte è misteriosa condizione, ma mai obiezione. Per questo la croce bisogna imparare ad offrirla, come ha fatto Giulia e come fece Enzo, a cui ora è legata misteriosamente nella storia della nostra comunità bolognese. E noi non vediamo l’ora di tornare in università per mettere alla prova i nostri santi, e per stare, lieti, sulle loro orme.
di Samuele Donati
Tratto da www.tracce.it il 14 ottobre 2009
FRA LE MOLTE voci della stampa, in questi ultimi giorni, soprattutto dopo la vicenda del Lodo Alfano, mi ha colpito un’espressione che io considero realmente incredibile: un notista politico di un grande quotidiano nazionale ha affermato che la democrazia non è custodita dalle piazze, è custodita solo dalle istituzioni, dalle supreme istituzioni dello Stato. Nella sua incredibilità la frase esprime il sentimento profondo del laicismo nostrano che ha sempre considerato la vita culturale e politica come dominata dalle élites intellettuali di potere economico-politico che manipolano di volta in volta le piazze, cioè le folle.
LE FOLLE (o le piazze) sono sempre oggetto di manipolazione: possono essere blandite, esaltate, corteggiate, criminalizzate, massacrate, come è successo anche nel nostro Paese, più di una volta. Sempre, le folle o le piazze, sono state usate, ma non sono mai state protagoniste della storia, sono sempre state strumento. Lo stesso Albert Mathiez, uno dei più grandi storici della Rivoluzione Francese, scriveva amaramente: «La Rivoluzione Francese non l’ha fatta il popolo, l’hanno fatta le folle strumentalizzate dai rivoluzionari». Vorrei ricordare a questo insigne notista che in Italia non esistono soltanto le piazze, ma esiste il popolo e il popolo è il protagonista della vita nazionale.
PERCHÉ come dice la nostra Costituzione (a torto o a ragione molto citata): «la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei modi stabiliti dalla Costituzione». Quando un popolo va a votare ed elegge una maggioranza, esercita in modo supremo questo diritto della vita socio politica, perciò non si può pensare di fare cosa democratica andando contro la volontà popolare.
LA VOLONTÀ popolare esprime la sostanza profonda del cuore della nostra Nazione. Tutte le istituzioni devono mettersi al servizio di questa volontà popolare, interpretarla, strumentarla, promuoverla, rendendo così possibile una vita sociale democratica ed ordinata. Che - come all’inizio di questa vicenda unitaria italiana, segnata da grandi compromessi e da grandi violenze, così come all’inizio del fascismo dei poteri forti abbiano potuto pensare di andare contro il popolo e ci siano riusciti, è una cosa assolutamente ovvia. Lo stesso Salvemini diceva che un certo movimento, che era poi confluito nel Risorgimento, e il movimento che era rifluito nel fascismo, nascevano da un patto ‘scellerato’ fra agrari, industriali, Corona ed esercito. Di fatto questi poteri forti si sono sempre alleati nei momenti importanti della nostra vita nazionale per impedire il protagonismo del popolo. Tutti sanno che il fascismo è stato, sì, una rottura, ma in continuità profonda con lo Stato unitario liberale perché ha impedito che lo stato unitario liberale fosse messo in minoranza dalle autentiche forze popolari che cominciavano a chiedere di contare: il popolo cattolico e il popolo socialista.
NESSUNO può negare che attualmente ci siano dei poteri forti, eredi di questi poteri. Poteri che si sono straordinariamente evoluti, diventando certamente molto più efficienti, molto più organizzati, sostenuti da enormi apparati finanziari e con una possibilità di influire sull’opinione pubblica che certamente non c’era né all’inizio né alla fine del XIX secolo, né negli anni venti del secolo scorso.
CHE ESISTANO oggi in Italia dei poteri forti, i quali intendano andare contro la volontà popolare, instaurando di nuovo una deriva totalitaria, nessuno lo può affermare, ma nessuno può escluderlo. Data tuttavia la storia del nostro Paese, che ha visto più di una volta i poteri forti entrare in maniera determinante e devastante nella vita nazionale, contraddicendo la volontà popolare, penso si possa dire che l’ipotesi è perfettamente plausibile. Non tocca a me dire la consistenza di questo eventuale progetto, non tocca a me fare né analisi né previsioni, tocca a me dire, come vescovo della Chiesa Cattolica in Italia, che il posto del vescovo in una situazione come questa è chiaramente segnato dalla tradizione cattolica e dal Magistero sociale della Chiesa. Il vescovo non può stare che accanto al popolo, con il popolo e per il popolo.
Luigi Negri vescovo San Marino e Montefeltro
Tratto dal quotidiano Avvenire del 14 ottobre 2009 pagina 10
Cari amici,
Grande festa ieri, domenica 11 ottobre nella clinica: battesimi, prime confessioni, prime comunioni, cresime e uno matrimonio. A che cosa serve un ospedale se il malato, il personale non incontra Cristo o non nasce in lui il desiderio dell'infinito?
Ecco: Miriam, una bella ragazza ammalata di AIDS, anni di carcere, droga a 14 anni, mormona di religione è arrivata la settimana scorsa dal "lager" dove era ricoverata in totale solitudine e abbandono. I primi giorni sono stati durissimi anche perché addetta ai psicofarmaci. La paziente attesa di un miracolo è accaduta grazie all’affetto pieno di tenerezza di tutti noi. Cosi ieri ha abiurato ai mormoni ed è entrata nella chiesa cattolica.
Guillermina, invece ha sposato il compagno in fin di vita, con cui viveva da anni. Il "si" pronunciato con fatica dal marito e le lacrime di Guillermina al momento di dire "per tutto il tempo della mia vita" ha commosso tutti, perché quel "si" voleva affermare che l'amore è eterno e non è legato a una funzione come quella di mettere al mondo i figli. Quel si era a Cristo, di cui il marito moribondo era per Guillermina l'evidenza se non fosse cosi cosa avrebbe servito il loro "si"? È come se volessero dirci che una persona o è possibile amarla per sempre o non la si ama. Per questo è bellissimo quando mi dicono: "Padre vogliamo sposarci per morire in pace".
Bellissimo perché significa che solo nel sacramento del matrimonio il rapporto uomo-donna è pieno di pace quella pace che ha permesso a Guillermina di dire questa mattina: "Padre dopo mesi che non dormivamo, questa notte abbiamo dormito e bene. Lui nella camera dell'ospedale ed io appoggiata con la testa al suo fianco".
Dopo la messa la sorpresa. Celeste, la miracolata, con i suoi amici ammalati di leucemia hanno ballato e cantato manifestando tutta la loro gioia di vivere. Nei loro occhi la certezza "Io sono Tu che mi fai".
Era di una evidenza commovente e i loro movimenti nel ballo ci ha fatto godere un pezzo di paradiso.
Si di paradiso perché dove la coscienza anche se piccolissima, di "io sono Tu che mi fai" il cancro, l'AIDS, la leucemia si trasformano in una possibilità anche di ballare.
Amici, ma capiamo che tutto è positivo, tutto è grazia, e non c'è niente che ci impedisca di riconoscere i segni della Presenza di Cristo fra noi. E questo amici è ciò che qui apprendo ogni istante per cui anche questa settimana, molto dura per me, in cui nessun slancio emotivo ha fatto capolino fra le nubi nere, è stata un motivo di dire ancora più radicalmente "si" a colui che mi fa in ogni istante e di cui sono proprietà.
Ma questo è sconvolgente, perché questo è il cammino della fede, questo è fare esperienza.
Guardate la foto dei fatti accaduti ieri
Grazie.
Padre Aldo